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119 bandi aperti · 10 regioni

Bandi e incentivi per l'internazionalizzazione delle imprese

Se la tua impresa vuole vendere all'estero, il sostegno pubblico esiste e passa quasi sempre da tre canali: i bandi regionali e camerali per fiere, missioni commerciali e consulenza export; le misure nazionali gestite da enti come SIMEST e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; e i fondi europei attuati dalle Regioni. In questa pagina trovi i bandi per l'internazionalizzazione attualmente aperti in Italia, raccolti dalla banca dati pubblica degli incentivi e ordinati per regione.

A candidarsi sono soprattutto micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle Imprese, con sede legale o unità operativa nel territorio dell'ente che pubblica il bando; una parte delle misure resta aperta anche alle grandi imprese, alle reti d'impresa e ai consorzi export. Nella maggior parte dei casi non è necessario esportare già: molte linee nascono proprio per accompagnare chi affronta i mercati esteri per la prima volta. I requisiti puntuali cambiano però da misura a misura, perché dimensione aziendale, settore, codici ATECO e spese ammesse sono fissati dal singolo provvedimento.

Il modo più rapido per capire che cosa puoi chiedere è partire dalla tua regione: apri la pagina regionale, guarda quali enti stanno erogando e leggi la scheda del singolo bando, dove trovi importo, scadenza e collegamento al testo ufficiale. Ogni scheda rimanda al provvedimento dell'ente che lo ha pubblicato, così puoi verificare le condizioni prima di preparare la domanda.

Bandi regionali per regione

Il numero indica le misure con ambito territoriale in quella regione. Le misure nazionali, valide ovunque, sono elencate qui sopra e non sono conteggiate qui. Compaiono solo le regioni con almeno cinque misure proprie: sotto quella soglia una pagina regionale direbbe le stesse cose di tutte le altre.

24 dei 119 bandi aperti

Le misure restanti sono elencate nelle pagine regionali qui sopra, oppure nel catalogo completo.

Domande frequenti

Quali contributi esistono per l'internazionalizzazione delle imprese?

Il sostegno pubblico all'internazionalizzazione in Italia arriva in quattro forme principali. La più diffusa è il contributo a fondo perduto, che copre una quota delle spese sostenute e non va restituito. Seguono il finanziamento a tasso agevolato o anticipo rimborsabile, in cui l'impresa restituisce il capitale a condizioni migliori di quelle di mercato; gli interventi a garanzia, che facilitano l'accesso al credito bancario; e più raramente le agevolazioni fiscali. I bandi sono pubblicati da Regioni, Camere di Commercio, Province autonome e da enti nazionali come SIMEST. Ogni misura indica nel proprio provvedimento la forma dell'agevolazione, la percentuale di copertura e il tetto massimo.

Chi può accedere ai bandi per l'internazionalizzazione?

I destinatari tipici sono le micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle Imprese e attive, con sede legale o almeno un'unità operativa nel territorio dell'ente che pubblica il bando. Una parte consistente delle misure è aperta anche alle grandi imprese, e molti bandi ammettono forme aggregate come reti d'impresa, consorzi export e associazioni temporanee di imprese, spesso con massimali più alti rispetto alla domanda individuale. Alcune linee restringono invece l'accesso a settori o codici ATECO specifici, per esempio al solo manifatturiero. Poiché i criteri variano da bando a bando, dimensione aziendale e codice ATECO vanno sempre confrontati con il testo della singola misura.

Bisogna già esportare per ottenere un contributo all'internazionalizzazione?

No, nella maggior parte dei casi non è un requisito. Molte misure sono costruite proprio per le imprese non esportatrici o esportatrici occasionali, cioè per chi si affaccia sui mercati esteri per la prima volta, e in alcuni bandi l'assenza di un'attività di export consolidata è addirittura un criterio premiante in graduatoria. Esistono però anche linee riservate a chi esporta già e vuole consolidare o diversificare i mercati di sbocco, e alcuni strumenti di finanziamento chiedono un numero minimo di bilanci approvati per valutare la solidità dell'impresa. Il livello di export richiesto, quando c'è, è sempre dichiarato tra i requisiti di ammissibilità del bando.

Quali spese si possono finanziare con un bando di internazionalizzazione?

Le voci di spesa più ricorrenti sono la partecipazione a fiere e manifestazioni di rilievo internazionale, compresi affitto dello spazio espositivo e allestimento; le missioni commerciali e gli incontri B2B all'estero; le consulenze specialistiche per l'ingresso in un nuovo mercato, come studi di fattibilità, ricerca di partner e assistenza legale o doganale; la promozione digitale e l'apertura di canali di vendita online esteri; le certificazioni di prodotto richieste dal mercato di destinazione; e l'inserimento di figure specializzate nello sviluppo commerciale estero, come i temporary export manager. Ogni bando pubblica il proprio elenco chiuso di costi ammessi, e le spese sostenute prima della data indicata dal provvedimento di norma non vengono riconosciute.

Come si presenta la domanda per un bando di internazionalizzazione?

La domanda si presenta quasi sempre per via telematica, attraverso il portale indicato dall'ente che ha pubblicato il bando: la piattaforma regionale dedicata, lo sportello online della Camera di Commercio competente o il portale dell'ente nazionale. Servono di norma un'identità digitale (SPID o CNS), la firma digitale del legale rappresentante e la PEC dell'impresa per le comunicazioni ufficiali. Molte misure funzionano a sportello, con le domande valutate in ordine cronologico di arrivo fino a esaurimento delle risorse, il che rende decisivo presentarsi appena si apre la finestra; altre operano a graduatoria, con una valutazione di merito del progetto. Modalità, piattaforma e finestra temporale sono sempre indicate nel testo del bando.

Si possono cumulare più agevolazioni per l'internazionalizzazione?

Dipende dal bando e dal regime di aiuto applicato. Molte misure per l'internazionalizzazione sono concesse in regime de minimis, che pone un tetto complessivo agli aiuti che una stessa impresa può ricevere in un dato arco temporale: in quel caso il cumulo resta possibile solo finché si rimane entro il massimale. Quasi tutti i provvedimenti vietano invece di coprire le stesse identiche spese con due contributi diversi, mentre spesso ammettono di finanziare voci distinte dello stesso progetto con misure differenti, per esempio un bando regionale per la fiera e uno strumento nazionale per la consulenza. Le regole di cumulo sono contenute in un articolo dedicato del bando e vanno verificate prima di presentare più domande.

Dati aggiornati al 2026-09-26. Fonte: banca dati incentivi.gov.it (MIMIT), Regioni e Camere di Commercio. Importi, scadenze e requisiti sono riportati come pubblicati dall'ente concedente: fa fede il testo ufficiale della misura.